?

Log in

rumoralilas
28 August 2012 @ 11:14 am
Cada tiempo de dudas necesita un paisaje
Luis García Montero




Perché a volte c’è bisogno di un paesaggio diversoCollapse )
 
 
rumoralilas
16 June 2014 @ 07:31 pm
«Io trovo che tu sia capacissimo di stabilire contatti con gli altri. Con me, almeno, ci riesci perfettamente.»
«Il problema non è tanto stabilirli. Piuttosto, mantenerli. O farli profondi.»
«Cosa ti impedisce di mantenerli?»
«Non lo so. Qualcosa.»
«Qualcosa tipo paura?»
«Non credo. Non ho quasi mai paura.»
«Qualcosa tipo qualcuno?»
«Non lo so. È proprio come se non ne fossi capace.»


La stranezza di ritrovare il tuo presente in un dialogo scritto fuori tempo, con sei anni d'anticipo, senza ricordare per quale ragione o con quale pensiero sottostante - senza ricordarti della sua esistenza, neanche.
A volte mi chiedo davvero quanto ci sia di me nella Rosa, se potrebbe bastare spulciare a caso i capitoli per trovare squarci del mio futuro, di verità accettate soltanto in seguito.
Mi succedeva con Ash, mentre scrivevo. Mi succede ora ogni volta che ripenso a Björn, ai torti che gli ho fatto, alle resistenze che ho dovuto vincere per costringermi a dargli una voce soltanto perché la sua voce era la mia e io non ero pronta ad ascoltarmi. E adesso Rowan. Dal niente.
Non ricordo di aver scritto quelle righe.
Non ricordo se sapevo già di star tracciando un mio ritratto. Se era già così vero.
Ma è un po' come camminare per strada e incontrare un doppelganger, credo. Un po' come inciampare nel passaggio di un libro che sembra essere stato scritto con te in mente, per te soltanto.
Ma sei stata tu a scriverlo.
E di sicuro, mentre scrivevi, non pensavi di starti facendo un ritratto.
 
 
rumoralilas
11 December 2013 @ 09:08 pm
Every peak is a crater. This is the law of volcanoes,
making them eternally and visibly female.


Mentre prendevo la brace dalla stufa, mi è tornata in mente quella storia di cui avevo in mente solo il titolo - La legge dei vulcani - e il sesso delle protagoniste, insieme forse all'ambientazione islandese. Guardavo i singoli cubi di brace incandescente ricoprirsi di cenere grigia appena l'aria li sfiorava e pensavo alla lava sotto il ghiaccio, trasparenze e profondità inquietanti, segreti.
Pensavo che mi piacerebbe scriverla, ma senza sapere niente di geologia è perlomeno un restare sempre nella solita approssimazione non professionista - e poi mi sono detta che non dev'essere così per forza. Che non devo necessariamente raccontare la storia della ragazza islandese, o raccontare l'Islanda - potrei semplicemente raccontare la storia di qualcuno che all'Islanda pensa senza esserci mai stata.
E mi è venuta in mente anche la tentazione di scrivere del desiderio, delle intersecazioni tra male gaze e nudi femminili, della difficoltà di districarsi nella selva di immagini erotiche che plasmano e influenzano anche un immaginario che dovrebbe essergli distante.
Al potere seducente dei nudi in fotografia.
E mi chiedevo se non potrebbe essere questa la prima storia di Dormono gli airini. La fotografa che immaginavo potrebbe non essere Serena, ma una sua amica. Potrebbe essere un'amica di Arianna. Potrebbe essere un punto di vista in cui scavare, un alter ego in cui non identificarmi troppo ma da cui guardarmi, quasi.
Mi piacerebbe farlo.
La legge dei vulcani. Perchè in qualche modo sento che si ricollega anche a questo.
E la Rich è fondamentale in questo percorso.
Provarci, almeno.
 
 
rumoralilas
29 November 2013 @ 10:14 pm
Leggendo Volti nella folla di Valeria Luiselli (nella traduzione di Elisa Tramontin, che mi ha fatto tornare in mente quando a lezione parlavamo di quanto l'invisibilità sia la qualità essenziale della buona traduzione, perché era un po' di tempo che non mi veniva la tentazione di chiudere un libro e andare a ricercare l'originale in lingua prima ancora di voltare la prima pagina) mi è tornato in mente il proposito - come al solito, disatteso - di tenere una sorta di diario di scrittura. Da un lato, c'è da dire che non ho praticamente scritto altro dopo I segreti delle lucciole. Dall'altro lato, sarà anche un anno quasi che non scrivo, ma ho avuto trame e personaggi e spunti in mente, e forse sarebbe valso la pena appuntarli anche qui.
Forse potrei farlo.
Non so. Se avessi tempo.
Mi piacerebbe trasformare l'idea di Orange Grapefruit in una storia di medium, fantasmi e argomenti paranormali. Mi piacerebbe prendere una delle trame di Dormono gli aironi e trasformarlo in una polyamory complicata e meno "healthy" delle Lucciole. Mi piacerebbe prendere un'altra di quelle trame, prendere Karl, e lasciarlo andare nella direzione che sfiorava fin da quando avevo diciott'anni - con quelle tendenze Dom combattute, fare chiarezza sull'ombra di trauma che intravedo nella sua sessualità fin troppo pacata. Mi piacerebbe prendere Babylon e cercare di ipotizzare uno scheletro per quella trama, una scansione che abbracci tutti gli eventi, un ventaglio di personaggi capaci di dare respiro a tutti i temi che vorrei trattare. E poi parlare di streghe. Parlare di donne, ragazze. Parlare di vulcani e draghi e poesia, e lupi, e due ragazze che sappiano trattarsi come si trattano Cora e Lydia nella mia testa.
A volte penso che non ci riuscirò mai.
Altre volte penso che, a parte l'ultima new entry, tutte le altre storie stanno nella mia testa da quando sono ragazzina, e alcune di queste - tutte, forse, tranne Dormono gli aironi - potrebbero anche risultare in un romanzo vero. Non qualcosa da pubblicare, ma di cui essere soddisfatta almeno.
Qualcosa che abbia una trama non sostenuta soltanto dal "boy meets boy", o ancora "boy has known boy for all his life and he finally decide to do something about it".
Potrebbe valere la pena provarci.
E potrebbe valere la pena - forse - tenerne una traccia, qui.
 
 
rumoralilas
11 February 2013 @ 10:28 am


Cadendo dall’alto, la luce ha un taglio obliquo – il sole è basso; si infrange sulla superficie dell’acqua trasformandola in specchio. Sulle loro teste il cielo è azzurro; l’autunno quasi troppo limpido. Violento.
Seduto su una pietra, Fabio si guarda intorno e pensa a quanti altri pomeriggi, in passato, hanno trascorso gettati su quelle rocce, a osservare le nuvole correre oltre la barriera delle palpebre socchiuse e a immaginarsi naufraghi nel verde, nascosti dall’erba come piccole creature. Giocavano a essere serpenti addormentati nel sole, da bambini; libellule stanche di volare. Uccelli e farfalle.
Non è mai stato così calmo il tempo, però. La luce non è mai sembrata tanto accecante.
Lentamente, sovrappensiero, Fabio abbassa una mano a giocare con la collana di Michele. L’amico è a petto nudo, sdraiato, con la testa appoggiata sul suo stomaco – un peso semplice, familiare. Di fronte a loro, Elisa è in piedi – sta studiando l’acqua, dall’alto. Ogni tanto si avvicina alla pozza e si china, vi getta dentro qualche pezzo d’erba. La superficie si increspa, leggermente. Cerchi concentrici che si allargano fino a scomparire.
Ha i capelli sciolti sulle spalle, le gambe ancora nude.
Fabio sa che il freddo è in cammino, che l’autunno vero sta arrivando, ma settembre è sempre stato insidioso: la sua dolcezza un inganno.
Read more...Collapse )
 
 
 
rumoralilas
04 February 2013 @ 11:17 am




“Il giorno in cui sei partito è stato il più brutto della mia vita.”
La voce di Michele suona quasi troppo solenne, nella cucina soleggiata e piena d’estate. Le sue dita, sul braccio di Fabio, sembrano pesare molto più di quanto sia ragionevole supporre – premono anche senza stringere, bruciano come se il contatto non fosse familiare quanto l’aria che respirano. Pelle su pelle.
Fabio non è cosciente di essere sul punto di rifiutarlo fino a quando non si sente cambiare posizione – i gomiti si piegano, attirando la tazza del caffelatte più vicina al petto, e la mano di Michele scivola sul tavolo con un tonfo quieto. Per un attimo, entrambi restano a fissarla quasi ipnotizzati, poi l’amico si schiarisce la gola.
La nasconde in grembo.
“Non sto esagerando per farti pena o…. Condizionarti. Non te l’ho mai detto prima proprio per questo. Ma credo che sia importante mettere le cose in chiaro, ti pare?”
Lui sbuffa. “Vuoi trasparenza, Michi? Perfetto. Sono andato a Londra per allontanarmi da te. Stai meglio, adesso?”
L’altro tace – ha il volto teso, pallido. Per un attimo, Fabio ha il flash di com’era ieri notte, accaldato e luminoso e bellissimo, con i capelli incollati alle tempie e le labbra socchiuse su quelle parole scivolose, aliene. Con un senso di distacco inspiegabile, si chiede se riuscirà mai a guardarlo in faccia senza sovrapporre quell’immagine al presente.
È possibile tornare indietro da certe distanze? Possibile archiviare certi ricordi, certe follie?
Read more...Collapse )
 
 
rumoralilas
28 January 2013 @ 10:30 am




Michele ha sempre avuto una passione per le feste. Un tempo Fabio credeva che dietro quell’amore ci fossero ragioni utilitaristiche – da piccoli i regali, bibite e pasticcini; da adolescenti le ragazze, alcol e sesso facili, a portata di mano – ma crescendo ha iniziato a pensare che si tratti di un richiamo più primario. Ancestrale.
Non ha sicuramente bisogno di spingere al massimo lo stereo e pompare il sangue più in fretta per ottenere sesso, ormai, eppure se lo metti in mezzo al rumore i suoi occhi brillano ancora come quando era bambino.
Fabio non ha mai saputo a dire di no a quello sguardo. Il permesso di organizzargli il party di bentornato gliel’ha dato solo per quello. Ed è solo per quello che adesso si trova nel giardino della sua nuova casa, nel buio spezzato dalle lanterne appese in ogni angolo, la schiena premuta contro il muro e il respiro di un ragazzo che non vede da anni a solleticare l’orecchio.
Mattia.
Studiandolo così, dal basso, vorrebbe poter dire che non ricorda perché non sia mai successo nulla, tra loro, ma ha fumato troppo per mentire a se stesso, e certe realtà sono limpide. Vanno guardate in faccia, accettate.
Sono passati anni dalla prima volta che Fabio si è trovato in una situazione del genere – anni dalla notte in cui ha voltato le spalle agli amici e si è lasciato spingere verso un angolo più scuro e toccare, nel buio, senza permettere al peso del segreto di uccidere sul nascere anche il desiderio.
Da allora ci sono stati altri incontri – alcuni ancora clandestini, notturni; altri a viso aperto sotto il sole, con il freddo tra i capelli e l’urgenza chiarissima negli occhi. Ci sono stati gli occhi degli amici su di lui, noncuranti. Eppure, l’istinto di irrigidire i muscoli sotto un contatto appena più intimo è ancora intatto; Mattia gli sorride, le sue dita gli sfiorano il collo, e Fabio si trova a far scivolare lo sguardo verso l’angolo dove ha visto Michele per l’ultima volta.
L’amico ha le braccia allacciate alla vita di Elisa e il naso affondato tra i suoi capelli – sta ridendo, tranquillo.
Gli occhi incrociano la traiettoria di quelli di Fabio e il suo volto non cambia espressione. Nessun raggelo.
Lo sciogliersi automatico dei muscoli sarebbe una reazione imbarazzante, forse, se nel voltarsi di nuovo verso Mattia Fabio non lo vedesse ridere.
Read more...Collapse )
 
 
rumoralilas
21 January 2013 @ 12:07 pm





Ritornare a casa è una questione di distanze, prima ancora che di rimpianto o nostalgia: sono i metri che separano il tavolo del salone dalla porta d’ingresso, quelli che devi percorrere prima di raggiungere il bagno. La scala di misure che bisogna mandare nuovamente a memoria per convertire ogni spazio in ricordo, ogni inciampo mancato in un passo.
Si tratta di farci l’abitudine, soltanto questo: Fabio ci è già riuscito altre volte, ha scoperto come farlo in maniera indolore. Ma il primo giorno è sempre la stessa cosa – quel senso di disorientamento che viene dal non riconoscere i quadri appesi alle pareti delle stanze in cui sei cresciuto, non riconoscere i libri appoggiati sul tavolo.
Faticare a decifrarne la lingua, anche se solo per poco.
La prima volta gli era sembrato di soffocare, come se i polmoni non fossero più abituati a respirare quell’aria. Era dicembre inoltrato, già quasi Natale, e, per un attimo, quando la porta di casa si era chiusa alle sue spalle e dalla poltrona davanti al camino Michele aveva sollevato gli occhi a guardarlo, la nostalgia di Londra era esplosa nel petto con forza sufficiente a fermargli il cuore. Uccidergli il respiro per sempre.
Con il tempo è diventato più facile. Il giusto addestramento può trasformare ogni fatica in abitudine, può insegnare ai muscoli a rilassarsi anche quando la pressione sembrerebbe insopportabile. Guardare fuori dalla finestra la casa dei vicini, ora, è soltanto un bruciore minuscolo nello stomaco. Un soprassalto da niente, come un brutto pensiero.
Read more...Collapse )
 
 
rumoralilas
21 January 2013 @ 11:24 am
I SEGRETI DELLE LUCCIOLE






Per i bambini l’amicizia è una cosa sacra: lo sa bene Fabio, che ha passato l’infanzia ad aspettare l’estate insieme a Michele ed Elisa. Quando l’infanzia finisce, però, ogni cosa cambia – l’amicizia diventa amore, a volte, altre volte si trasforma in lontananza.
Dopo anni trascorsi all’estero per mettere distanza tra la propria vita e quella degli amici, Fabio è convinto di avere imparato anche questa lezione, ormai, che niente potrà più ferirlo.
Eppure, tornare a casa significa sempre rimettere in discussione ogni equilibrio.


UNO | DUE | TRE
Epilogo
 
 
rumoralilas
18 January 2013 @ 05:58 pm
Sto lavorando a una nuova storia.
È praticamente completa – manca l’epilogo, il resto è già scritto – ed è strano ritrovarsi dopo tutto questo tempo con qualcosa di quasi finito tra le mani. Non mi ero neanche resa conto davvero di quanto ne avessi bisogno, di quanto fosse importante sapere che, se mi ci metto, riesco a concludere qualcosa anche io.
Forse è per questo che mi ci sono affezionata tanto.
O forse è solo che avevo bisogno di scrivere di questi personaggi, di queste dinamiche. Mi perseguitano da un anno, almeno. In un certo senso, da ancora più tempo. Perché i personaggi due ragazzi portano i nomi di alcuni protagonisti di Beating out of time e ne sono quasi la reincarnazione, in fondo. Una versione nuova e più adulta, più mia, della persona che sono adesso.
Mi sono sempre ripromessa che, un giorno, avrei cercato di tornare sulle storie che ho lasciato indietro per recuperare quel che avevano da offrire di interessante e cercare di dar loro nuovo spazio. Dormono gli aironi è nata con quello scopo, ma si è arenata in fretta e non so se riuscirò a trasformarla mai in qualcosa di concreto.
I segreti delle lucciole invece l’ho cominciata a Siviglia, per gioco, come tentativo di sbloccare l’ispirazione in un periodo in cui scrivere sembrava impossibile. E pagina dopo pagina, parola su parola, si è trasformata in qualcosa di diverso.
Ne sono abbastanza orgogliosa, a dire il vero.

È una storia breve – una quarantina di pagine, appena poco più di 20.000 parole - che parla di fughe e ritorni, di infanzie che somigliano alla mia e personaggi che con me non hanno nulla a che fare.
Si costruisce intorno a tre amici – Fabio Elisa e Michele – ed è il mio primo tentativo serio di raccontare la possibile realizzazione di un rapporto a tre.
È una storia sull’estate. Sull’amicizia e l’amore.
Sulla difficoltà di esplorare dinamiche insolite.
E anche sulla sofferenza che trovi quando invece di farti coraggio preferisci scappare.
Più che tutto, però, è stata per me la sfida di gestire un personaggio femminile a tutto tondo – di curare l’equilibrio in modo che non risultasse opprimente, che non sembrasse un ostacolo alla relazione degli altri due.
Credo di esserci riuscita, almeno da un punto di vista soggettivo. Spero che anche chi leggerà l’apprezzerà altrettanto.^^

E non so. Spero di riuscire a pubblicarla presto.
Voglio essere del tutto sicura che non resterà sospesa, questa volta; aspettare di avere in mano l’epilogo, per poter dire con certezza assoluta di avere finito.
Non dovrebbe volerci molto. Spero che per l’inizio della prossima settimana al massimo sarà pronta.

Intanto, le prime pagine in anteprima.^^

Read more...Collapse )